Torluccio (UIL FPL):"Ogni posto di lavoro perso è una prestazione in meno".

13 Luglio 2015
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Intervista al nostro Segretario Generale UIL FPL Giovanni Torluccio.

CASSINO - La UIL Federazione Poteri Locali (FPL) sempre più in prima linea sui temi che contano. I vertici nazionali del sindacato, in particolare il Segretario Generale Giovanni Torluccio, accompagnato dal Segretario Organizzativo Michelangelo Librandi e dal Segretario Nazionale Daniele Ilari è stato accolto a Cassino due giorni fa dal Coordinatore Nazionale Uil FPL  per le Camere di Commercio, Guido Vacca. 

Al segretario Torluccio abbiamo possto alcune domande in merito a sanità, enti locali, blocco dei contratti del pubblico impiego. 

La Sanità territoriale caratterizzata da reparti sprovvisti di personale medico, pronto soccorso in tilt e tagli per il contenimento della spesa. Il sindacato come si pone di fronte a questo tipo di emergenze?

«Se pensiamo già solo a Cassino, ci troviamo di fronte ad una struttura adeguata, ma in cui il personale è carente. Il taglio indiscriminato dei finanziamenti nel settore della sanità che si fa sempre più pesante. Riducendo anche le convenzioni nel privato. Si perdono posti di lavoro e per ogni operatore in meno c’è anche una prestazione che viene a soffrire se non addirittura a mancare. Scattano quindi i problemi legati alle liste di attesa, perché l’operazione filtro a quel punto non trova rispondenza sul territorio.  che dovrebbe essere messa in atto prima di arrivare nei Pronto Soccorso, magari con una visita domiciliare. O negli ambulatori e nelle guardie mediche. E invece no. Tempi di attesa lunghissimi, anche se a Cassino ancora siamo in standard accettabili, mentre all’Umberto I di Roma o al Gaslini di Genova sono abissali. La maggioranza dei cittadini non è in grado di comprendere la portata e la gravità del proprio malessere, quindi si reca al pronto soccorso anche quando si tratta di un codice bianco. Una volta  Abbiamo inoltre anche il pagamento dei ticket da parte dei pensionati, che già hanno bilanci familiari risicati. La volta successiva, ci penseranno due volte prima di recarsi in ospedale per non pagare. Ed ecco che abbiamo avuto casi di pazienti che avrebbero potuto essere salvati e che invece non ce l’hanno fatta.  Questi pazienti non si fidano più. Abbiamo avuto un abbattimento delle visite non perché la gente stia meglio ma perché c’è una rinuncia al diritto alla salute. Un’altra conseguenza tutta legata alla crisi è anche quella che vede i medici di pronto soccorso, pressati dal rischio di denunce, prescrivere spesso una serie di esami che si potrebbero evitare. Se sono medico del PS e sono costretto a lasciare per ore il paziente ad aspettare, è chiaro che nascono delle intemperanze. Una conflittualità tra cittadino e operatore sanitario quest’ultimo non è colui che ne ha responsabilità. C’è chi, per lui, lo ha deciso a monte». 

Non va certo meglio, da questo punto di vista, nel rapporto con le amministrazioni locali, dove le intemperanze dei cittadini nei confronti delle attese o in presenza di dipendenti che si allontanano dal proprio ufficio sono aumentate a dismisura. Colpa solo dei media che sempre più irrompono negli uffici facendo dei veri e propri “blitz”?

«I giornalisti fanno il loro mestiere, direi piuttosto che se un dipendente decide di assentarsi, il suo lavoro viene trasferito sugli altri colleghi, quindi c’è un aggravio delle responsabilità di chi dovrebbe vigilare. Ma dico di più. I media denunciano quello che non funziona, non certo ciò che fila a dovere. La gravità della situazione è nel fatto che, in molti casi, quel dipendente ha il sostegno del dirigente che non lo controlla abbastanza. O non lo fa affatto, quando addirittura non lo ha assegnato proprio lui a quel tipo di incarico perché “complice”. Dunque, c’è spesso una collusione tra dipendente e dirigente che fanno riferimento ad una stessa casta politica. Situazioni gravi che non dovrebbero essere affrontate da carabinieri, guardia di finanza o polizia ma dovrebbero essere materia di chi è preposto a vigilare all’interno dell’ente».

Parliamo di contratto del pubblico impiego. Lei ha commentato in modo aspro il recente pronunciamento della Consulta definendola una sentenza “politica”. 

«Una sentenza politica è un’aberrazione del giudizi,. Se pongo alla Corte costituzionale la domanda se è costituzionale il blocco dei contratti, mi aspetto che risponda in merito. La corte mi risponde, invece, che è costituzionale fino al momento della pubblicazione della sentenza. Ed è anticostituzionale dal giorno successivo.  Se uno studente di giurisprudenza dovesse rispondere in questo modo ad un esame, forse verrebbe buttato fuori a calci.  Del resto, è chiaro che  sono spaventati per la precedente sentenza sul tema delle pensioni che aveva messo in crisi il Governo. Questa operazione ha prodotto risparmi per 35 mld di euro per quanto riguarda il blocco dei contratti, e al tempo stesso la Corte dei Conti ha detto che, visto che sono stati particolarmente bravi, hanno risparmiato ulteriori 8mld 500 mln di euro sugli stipendi dei dipendenti pubblici. Parliamo in totale di 43mld 500 mln di euro, l’equivalente di due finanziarie. Chiederemo di veder riconosciuto ai dipendenti il loro giusto compenso». 

Per concludere, considerando la stretta attualità e le ripercussioni del referendum svolto in Grecia, qual è il suo pensiero in merito a quanto sta accadendo ai tavoli europei?

«Il braccio di ferro che si è creato tra Grecia e Unione è indicativo di una situazione chiarissima. Se fossi stato in Grecia avrei votato “no” anche io, ma non perché gli Stati non devono restare in Europa, quanto piuttosto per restituire la sovranità ai singoli Paesi, In questo momento non abbiamo la possibilità di  decidere.  A fronte di una Banca centrale che non ha alcuna responsabilità politica, non esiste neanche più la sovranità popolare dal punto di vista giuridico. Del semestre europeo a guida Renzi non è rimasta traccia e quando c’è da decidere, noi non veniamo neanche convocati.  Bene ha fatto la politica greca a ribadire che esiste una sovranità popolare: e questo lo affermo a prescindere da come andranno le cose». 

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