Stop alla violenza sulle donne. Tutti con noi il 25 Novembre

20 Novembre 2018
Pubblicato in Comunicati stampa

Secondo fonti del Ministero dell’Interno, tra l'agosto 2017 e il luglio 2018 le donne sono state vittime del 37,6% dei 319 omicidi volontari commessi in Italia ed, in particolare, del 68,7% dei 134 omicidi in ambito familiare/affettivo.  Sempre con riferimento agli omicidi in ambito familiare/affettivo, le donne sono vittime dell'89,6% degli omicidi commessi dal partner, dell'85,7% di quelli commessi dall'ex partner e del 58,6% di quelli commessi da un altro familiare. Nell'ultimo anno le denunce per stalking sono state 6.437 (contro le 8.732 dell'anno precedente) ed è calata del 26,3% la percentuale delle donne che le hanno presentate; in aumento invece del 20,7% gli ammonimenti del questore (dai 940 del 2017 ai 1.135 del 2018, con un +17,9% di quelli per violenza domestica) e del 33,1% gli allontanamenti (dai 160 del 2017 ai 213 del 2018). Questi dati crudi ci dicono che se, nell’ultimo anno preso in considerazione (dall’1 agosto 2017 al 31 luglio 2018), in generale, gli omicidi sono in diminuzione, sono in aumento quelli provocati da partner, familiari o ex partner. Sul totale degli omicidi, più di un terzo riguarda le donne. Numeri che peggiorano in ambito familiare, dove più di due terzi delle vittime sono donne.

Anche il mondo sindacale è stato scosso da un femminicidio in cui sia la vittima che il carnefice facevano parte di questa realtà, per cui davvero nessuno e niente può dirsi immune.

Al tema della violenza fisica, verbale, psicologica, si intreccia strettamente anche quello della violenza economica, in un paese in cui le disuguaglianze tra uomini e donne nel mercato del lavoro è più alta che nel resto d’Europa, sia in relazione alla percentuale di occupazione (-20%), sia in termini di retribuzione (- 23%). A queste si assomma l’incidenza dei congedi parentali di cui usufruiscono le donne nell’80% del totale (dati INPS), per cui tutto concorre a penalizzare le donne in termini di carriera e di reddito.

Ma la violenza viene perpetrata anche fisicamente nel mondo del lavoro, attraverso ricatti sessuali e molestie: l’ISTAT ha calcolato che sono 8 milioni 816mila (43,6%) le donne fra i 14 e i 65 anni che nel corso della vita hanno subito qualche forma di molestia sessuale e si stima che siano 3 milioni 118mila le donne (15,4%) che le hanno subite negli ultimi tre anni.

Il nuovo contratto nazionale siglato lo scorso 22 maggio per le categorie che rappresento ha introdotto alcune importanti novità sia per quanto attiene i licenziamenti per molestie sessuali, prevedendo il licenziamento del dipendente pubblico che è recidivo nell’attuare comportamenti o molestie a carattere sessuale nell’arco di due anni (o quando l’atto, il comportamento o la molestia risulti particolarmente grave) sia avuto riguardo alle dipendenti pubbliche che sono inserite nei percorsi di protezione, vittime di violenza di genere, che hanno diritto ad astenersi dal lavoro per un periodo massimo di congedo di tre mesi (90 giorni) da fruire nell’arco temporale di tre anni, decorrenti dalla data di inizio del percorso di protezione certificato. Queste dipendenti hanno diritto alla trasformazione del rapporto di lavoro da tempo pieno a parziale e possono presentare domanda di trasferimento ad altra amministrazione pubblica in un comune diverso da quello di residenza Il trattamento economico spettante alla lavoratrice è quello previsto per il congedo di maternità, è computato ai fini dell’anzianità di servizio a tutti gli effetti, non riduce le ferie ed è utile ai fini della tredicesima mensilità. Il rapporto a tempo parziale è nuovamente trasformato in rapporto di lavoro a tempo pieno, a richiesta della lavoratrice.

Ma molto c’è ancora da fare, soprattutto a livello culturale, per combattere ed abbattere stereotipi e pregiudizi, non solo nel mondo lavorativo.

Caterina Grisanzio-Coordinatrice nazionale Pari opportunità e politiche di genere UIL FPL

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Letto 182 volte Ultima modifica il Martedì, 20 Novembre 2018 10:29

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