Proseguono i lavori presso le Commissioni riunite II (Giustizia) e XII (Affari sociali) della Camera dei deputati con l'audizione in materia di sicurezza per gli esercenti le professioni sanitarie e socio-sanitarie nell'esercizio delle loro funzioni

30 Gennaio 2020
Pubblicato in Comunicati stampa

Proseguono i lavori presso le Commissioni riunite II (Giustizia) e XII (Affari sociali) della Camera dei deputati con l'audiizione in materia di sicurezza per gli esercenti le professioni sanitarie e socio-sanitarie nell’esercizio delle loro funzioni.

A seguito della già depositata proposta di legge da parte della nostra Organizzazione UIL FPL nata dall'esigenza di porre un freno ai numerosi episodi di violenza che la cronaca registra nell'ambito delle strutture sanitarie del nostro Paese, oggi riteniamo porre accento ed evidenziare la situazione che fotografa la realtà a cui assistiamo nei luoghi di lavoro.

Ogni anno si contano oltre 1.000 casi di aggressioni dirette nei confronti degli operatori sanitari.

La maggior parte delle aggressioni, riteniamo si possa attribuire alla carenza di fondi, scelta di un governo che taglia la spesa sociale e non mette risorse su contratti e assunzioni, carenza tale da non consentire servizi pienamente efficienti, suscitando le reazioni violente. E poniamolo l’accento sul futuro, rammentiamolo che a fronte di 33 mila assunzioni straordinarie annunciate dal ministro, ci sono a oggi 46 mila dipendenti pubblici che hanno acceduto a quota 100, che si sommano ai pensionamenti ordinari, e nei prossimi tre anni 500 mila persone andranno via, circa un quarto del totale, e chi resta dovrà da solo continuare in un clima di incentivata possibile aggressività a prestare servizio.

Ma esistono anche altri fattori, quali le lunghissime ormai ore di attesa generate nei pronti soccorso, nei cup e ambulatori medici, che inevitabilmente portano gli utenti a non essere in grado di gestire la frustrazione e il nervosismo.

Sorge quindi l'esigenza di un intervento politico sindacale e normativo finalizzato, da un lato, a garantire l'ordine pubblico nell'ambito delle strutture sanitarie e, dall'altro, a tutelare tutti gli operatori del settore, per affermare l’importante dell’operatore sanitario che non va più visto solo come operatore ma bensì come rappresentante dello stato nell’espletamento della funzione a tutela della salute di tutti i cittadini del quale è garante indirettamente per la professionalità svolta.

Dobbiamo quindi cominciare a pensare a un percorso che da un lato possa intervenire in maniera preventiva con una serie di servizi ed azioni attue a prevenire gli episodi di violenza e con una normativa ben precisa e che rafforzi l’articolato penalistico e le pene di chi esercita violenza nei confronti dei lavoratori.

Perché ciò avvenga dobbiamo tornare a parlare di libertà una libertà che si ottiene se c'è partecipazione nei luoghi di lavoro, allora pensare a organismi interni agli ospedali composti da operatori sanitari che conoscono perché vivono i luoghi di lavoro i servizi di maggior affluenza, le ore, i rischi e possono tornare a dare un grande contributo alla gestione dei servizi stessi, anche se questa è materia sino ad oggi ritenuta pianificazione aziendale e pertanto di solo” dettato imprenditoriale”: è importante che venga riconosciuto ai lavoratori il diritto di partecipare alle decisioni, prima che vengano prese, un vero e proprio “Comitato per la sicurezza”

Una partecipazione che deve concretizzarsi in una formazione continua e nella possibilità di esprimere le proprie idee e condividere l’organizzazione del lavoro.

Sotto l’aspetto giuridico crediamo sia giunto il momento di pensare ad una modifica all'articolo 61 del codice penale, il quale prevede che tra le circostanze aggravanti del reato vi sia l'aver commesso il fatto nei confronti di un pubblico ufficiale o una persona incaricata di un pubblico servizio, perché tale consideriamo il personale medico, infermieristico e ausiliario delle strutture ospedaliere e territoriali del Servizio sanitario nazionale.

Ancora la richiesta che presso ogni pronto soccorso dei presìdi ospedalieri di primo e di secondo livello sia istituito un presidio fisso di polizia, avente il compito di tutelare l'ordine pubblico e la sicurezza, composto almeno da un ufficiale di polizia giudiziaria e da due agenti, anche in quelli con un bacino d'utenza inferiore a 80.000 e dei servizi di video sorveglianza.

E’ giunto il momento di un intervento concreto e ormai non più procrastinabile in sinergia da parte di tutti per dimostrare che la salute del paese e dei lavoratori sono le fondamenta per il futuro, nel rispetto di chi svolge il proprio lavoro con professionalità e spirito di abnegazione.

Guarda il video  https://www.facebook.com/sindacatodeicittadini/videos/533298430618242/

 

Letto 372 volte Ultima modifica il Giovedì, 30 Gennaio 2020 12:19

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